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Le origini


CENNI STORICI DELLA CITTA'
Le antichissime origini di Larino, che paiono risalire fino a dodici secoli prima di Cristo, sfiorano addirittura la mitologia. In effetti tutti gli storici che se ne sono interessati nelle varie epoche (fra cui Magliano, Masciotta, ed il contemporaneo Mammarella) hanno individuato nella cittadina molisana l'etrusca "Frenter" la misteriosa città primigenia del popolo frentano detta anche "Frentrum", "Perenta" o "Frentana", supposta da Strabene, ma della cui esistenza si è perfino dubitato.
In realtà anche Francavilla al Mare , Vasto e Lanciano hanno nel passato rivendicato la discendenza diretta dalla capitale della regione frentana che si estendeva dal fiume Aterno (Pescara) a nord fino al Fortore, ai confini con la Daunia, attuale Puglia settentrionale. Notevoli testimonianze risalenti all'Età del ferro, sono state evidenziate dalle recenti scoperte archeologiche della necropoli di Monte Arcano nel territorio di Larino. Da esse si trae l'immagine di una società guerriera dall'economia prevalentemente agricola ma non aliena da proficui scambi commerciali con località anche molto lontane.

Larino deve appunto alla collocazione geografica l'importanza che ha assunto attraverso i tempi e che ne ha fatto un centro preminente fin dalle epoche più antiche. Infatti, situata alla convergenza di importanti assi viarii ebbe a risentire di molteplici apporti esterni di varia natura. Etnicamente sannitica e frentana Larino andò via via acquisendo un'autonomia che la portò a costituire un « ager » ben differenziato dall'ambito frentano e con stretti contatti con la Daunia. Da qui l'annessione di Larino alla Daunia in epoca augustea allorché la città ed il suo territorio venne a far parte della Regio II (Apulia Calabria).

Fu in seguito all'autonomia concessa da Roma ai larinati (304 a.C.), dopo la sconfitta dei frentani, che la città si avviò al suo periodo di massimo splendore; è con l'epoca ellenistica che Larino viene a caratterizzarsi di un « ager larinas » e di monetazione propria.

Dopo il periodo sillano, di cui ci resta per Larino una descrizione interessante nell'orazione di Cicerone in difesa del larinate Aulo Cluenzio (66 a.C.), la città assunse sempre più quei caratteri monumentali che saranno propri dell'età imperiale e che sono testimoniati dai ruderi dell'anfiteatro e delle terme e dai mosaici.

Con le invasioni barbariche Larino decadde e in seguito a devastazioni e calamità naturali vide diminuire il numero degli abitanti che si trasferirono nella vallata ad occidente dell'antica città. L'epoca del trasferimento è imprecisata anche se studi recenti inducono a ritenere che la Larino medioevale venne a costituirsi assai prima del periodo assegnatele dalla data tradizionale dell'842; a questa data infatti fanno riferimento antichi scrittori che videro nell'invasione saracena del IX secolo l'ultimo colpo inferto a quanto restava della città romana.

Nei periodi bui del Medio Evo la vita cittadina andò ricostituendosi intorno alla sede episcopale mentre si venne diffondendo la penetrazione monastica dei basiliani prima e dei benedettini poi; soprattutto quest'ultimi operarono per la ricomposizione della società nelle campagne e fondarono numerosi monasteri sparsi nel territorio circostante la città.

Se dopo il 1000 non mancano notizie su avvenimenti che interessano Larino attraverso documenti della vita religiosa e feudale, è nel periodo angioino e soprattutto nel secolo XIV che si attuò una vera sistemazione urbanistica: sono di questa epoca alcuni principali edifici pubblici e in particolare la Cattedrale, la chiesa ed il convento di S. Francesco dei Minori Conventuali, l'antico palazzo vescovile che dettero una configurazione definitiva al centro cittadino. In quest'epoca inoltre Larino assunse quell'aspetto turrito che conserverà fino ai XVIII secolo.

Nel Cinquecento un grande fermento di attività interessò la città di Larino; se ne fece interprete soprattutto il vescovo Belisario Balduino, fondatore del primo seminario della cristianità (26 gennaio 1564) e fautore di numerose iniziative che arricchirono la città e la cattedrale di opere d'arte inaugurando così una tradizione seguita dai suoi successori.

Nel XVII secolo Larino risentì della generale situazione dei domini del Mediterraneo spagnolo cosicché sia la peste del 1656 sia le lotte interne tra le famiglie locali ed i baroni portarono la città quasi all'abbandono completo.

Dalla fine del Seicento e via via sempre più nel XVIII secolo la città riguadagnò terreno segnalandosi sempre come notevole centro di studi la cui fama si estese in tutto il Regno di Napoli soprattutto ad opera del Seminario. Fu in quest'epoca che Larino perse l'aspetto medioevale in seguito alla costruzione o al restauro di numerosi palazzi (primo fra tutti i restauri del palazzo ducale).

Con l'epoca napoleonica ed il decennio francese pur dovendo subire un notevole depauperamento artistico e culturale (furono spogliate molte chiese di arredi sacri e dispersi archivi monastici) Larino acquisì un ruolo determinante nella vita amministrativa divenendo capoluogo di circondario e sede della Sottointendenza (poi Sottoprefettura).

Nel 1811 dopo che per secoli aveva fatto parte della Capitanata il Circondario di Larino fu compreso nella provincia di Molise. Per tutto l'arco del Risorgimento fu teatro di un'intensa attività cospirativa e patriottica ed ebbe molti suoi cittadini combattenti per le guerre di indipendenza.

In questo secolo Larino pur risentendo del fenomeno dell'emigrazione ha conservato un ruolo primario nella realtà del Basso Molise. Sede di numerosi istituti scolastici superiori tra cui un Istituto Tecnico Agrario, unico nella regione, con un Tribunale insediato dall'epoca immediatamente post unitaria (1862), questo centro ha visto riconosciuta e confermata con la recente istituzione di una unità socio-sanitaria locale la sua vocazione di nucleo di servizi. Nel contempo si è avviato un promettente processo di industrializzazione che non ha però stravolto la tradizionale fisionomia agricola di Larino. E' quest'ultima infatti l'attività fondamentale della cittadina che pur impegnata in un grosso processo di riconversione e razionalizzazione delle colture non ha ancora mutato il paesaggio tradizionale che vede predominare da millenni il grano e l'olivo.
Dell'istituzione di una nuova provincia molisana con capoluogo Larino-Termoli si discute dal 1952.


Autore: Ferdinando De Fenza
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